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Confermato con questa sentenza l’orientamento della Cassazione favorevole ai mutuatari: i mutui con pattuizione di interessi di mora superiori alla soglia usura sono gratuiti, nel senso che non sono dovuti gli interessi (neanche quelli corrispettivi) ex art 1815 cod. civ..


Dal testo della sentenza potrebbe sembrare che, per verificare il superamento del tasso soglia, gli interessi di mora debbano essere sommati al TAN; in realtà gli interessi di mora (rectius lo spread sul TAN) sono da sommare al TAN solo quando espressi e quantificati in contratto come differenziale da applicare al TAN. Qualora gli interessi di mora siano espressi contrattualmente come tasso a sé stante, non aggangiato ad altro tasso, tale sommatoria è e rimane improponibile.

Pubblichiamo di seguito il testo della sentenza:

 

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 13 luglio – 4 ottobre 2017, n. 23192
Presidente Scaldaferri – Relatore Ferro

Fatti di causa


Rilevato che:
1. Bancapulia s.p.a., che aveva domandato l’ammissione al passivo per un credito vantato in virtù di un contratto di mutuo fondiario del 3.8.2001, impugna il decreto Trib. Matera 19.5.2016, in R.G. 1667/2013, con cui è stata rigettata la sua opposizione allo stato passivo del fallimento (omissis) s.p.a.;
2. il tribunale, concordemente con quanto già affermato dal giudice delegato, ha ritenuto che la banca deve essere ammessa al passivo con riferimento alla sola sorte capitale, non potendo essere riconosciuti gli interessi moratori: come emerso dalla c.t.u., al momento della pattuizione il tasso degli interessi moratori era superiore al tasso soglia, vertendosi, così, in ipotesi di usura originaria (e non in quella di usura sopravvenuta come dedotto dalla banca) e, conseguentemente, ai sensi dell’art. 1815 c.c., la pattuizione del tasso di mora era considerata nulla e nessun interesse spettava;
3. con il ricorso si deduce in unico motivo la violazione e falsa applicazione dell’art. 1815 c.c. e della l. 108/1996, in quanto il tribunale ha erroneamente rilevato che, al fine del superamento del tasso soglia, si deve valutare l’eventuale usurarietà originaria del tasso di mora e posto che, nel caso di affermata nullità degli interessi usurari moratori, detta nullità non potrebbe colpire gli interessi corrispettivi i quali non superino il tasso soglia.


Ragioni della decisione


Considerato che:
1. l’art. 1815, co. 2, c.c. stabilisce che “se sono dovuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi” e ai sensi dell’art. 1 d.l. 29 dicembre 2000, n. 394, convertito in l. 28 febbraio 2001, n. 24, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento; il legislatore, infatti, ha voluto sanzionare l’usura perché realizza una sproporzione oggettiva tra la prestazione del creditore e la controprestazione del debitore;
2. il ricorso è manifestamente infondato; come ha già avuto modo di statuire la giurisprudenza di legittimità “è noto che in tema di contratto di mutuo, l’art. 1 della l. n. 108 del 1996, che prevede la fissazione di un tasso soglia al di là del quale gli interessi pattuiti debbono essere considerati usurari, riguarda sia gli interessi corrispettivi che quelli moratori (Cass. 4 aprile 2003, n. 5324). Ha errato, allora, il tribunale nel ritenere in maniera apodittica che il tasso di soglia non fosse stato superato nella fattispecie concreta, solo perché non sarebbe consentito cumulare gli interessi corrispettivi a quelli moratori al fine di accertare il superamento del detto tasso” (Cass. ord. 5598/2017; con principio già affermato da Cass. 14899/2000).
Il ricorso è dunque infondato e va rigettato.


P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Ai sensi dell’art. 13, co. 1-quater, d.P.R. 115/02, come modificato dalla l. 228/12, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del co. 1-bis dello stesso art. 13.

 

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Nei rapporti bancari in conto corrente, una volta che sia stata esclusa la validità della pattuizione relativa agli interessi a carico del correntista, LA BANCA HA L’ONERE DI PRODURRE GLI ESTRATTI A PARTIRE DALL’APERTURA DEL CONTO, nè essa banca può sottrarsi all’assolvimento di tale onere invocando l’insussistenza dell’obbligo di conservare le scritture contabili oltre dieci anni, perchè NON SI PUÒ CONFONDERE L’ONERE DI CONSERVAZIONE DELLA DOCUMENTAZIONE CONTABILE CON QUELLO DI PROVA DEL PROPRIO CREDITO.

Cassazione Civile, Sez. VI, 25 maggio 2017

 

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A proposito di banche e usura
Perché unirsi nella battaglia
 
Egr. Fondatori dell’Associazione Nazionale LIBERIDALL’USURA,
desidero esprimere i miei più vivi e sinceri complimenti per la vostra pregevole iniziativa.
 
Sono un commercialista e da anni lotto contro lo strapotere bancario che, come una piovra gigantesca, si è insidiato in ogni ganglio della nostra Italia - e non solo dell’Italia -  strangolandola impunemente e dissanguandone la parte più vitale e feconda, quel fiore all’occhiello che ci rendeva fieri e orgogliosi di noi stessi e primi nel mondo per le nostre produzioni, fieri e orgogliosi di quel “Made in Italy” sinonimo di qualità, unicità, creatività. 
 
La battaglia contro le banche, come ben sapete, la si combatte quotidianamente, a tempo pieno, spesso in solitaria, ancor più spesso contro nemici visibili e invisibili, portatori d’acqua più o meno volontari di un sistema perverso, ingiusto, con denti raffinatamente aguzzi, pronto a divorare chiunque produca ricchezza con il sudore della propria fronte e il talento della propria intelligenza.
Da oggi ho la rassicurante certezza di non essere più solo nel condurre questa battaglia primaria e necessaria; avere al mio fianco un gruppo compatto, determinato, organizzato e competente, mi allieta l’anima e mi sprona ad un sempre più tenace e concreto impegno a favore di coloro – tanti – che dalle banche vengono minacciati, schiacciati, annullati.
 
Un’ultima, accorata, esortazione: facciamo sentire alta e forte la nostra voce, induciamo l’ingiustizia a vergognarsi di sé stessa, portiamo speranza e nutriamo il coraggio proprio ove essi difettano.
 
In Italia, diceva Prezzolini: “Non vi è nulla di più pericoloso che aver ragione a bassa voce e nulla di più sicuro che aver torto urlando”.
 
La battaglia o la si vince UNITI facendo sentire alta e forte la nostra voce o non la si vince.
 
Dr. F.G.
(Lettera firmata)