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IMM PIERA NEWSEMINARIO ASSOCTU ROMA 20 settembre 2017

Nonostante le sentenze contrarie, la questione della presenza di anatocismo negli ammortamenti di mutui “alla francese” risulta tutt’altro che archiviata. Sempre più energica e autorevole è infatti la riflessione intorno al tema, una riflessione che diventa presa di posizione e prende poi la forma di articoli, libri, convegni; un crescente proliferare di iniziative che vedono in prima fila non solo esperti e cultori di diritto civile ma anche attuari professionisti e accademici di matematica finanziaria. E un dato emerge su tutti: più si approfondisce lo studio più si conferma quello che per gli esperti e gli studiosi è già inconfutabile, ovvero che l’ammortamento alla francese produce anatocismo.

Come si spiega, allora, la divergenza esistente tra i cosiddetti addetti ai lavori, come ad esempio i giudici di merito, e gli esperti e studiosi della materia?

La causa di tale divergenza è da ricercare, almeno in parte, nella non adeguata distinzione tra il concetto di metodologia di ammortamento e quello di regime finanziario, in base alle cui leggi vengono effettuati i calcoli per la stesura dei piani di rimborso.

In matematica finanziaria esistono infatti due diversi procedimenti per determinare il montante M, vale a dire la somma tra il capitale iniziale C e l’interesse maturato I durante il periodo di tempo t intercorso tra il momento in cui il capitale viene prestato ed il momento in cui avviene la sua restituzione.

Questi due procedimenti sono:

Nell’ammortamento francese la rata costante R viene determinata attraverso la formula matematica del regime della capitalizzazione composta che pone la condizione affinché la somma C mutuata sia uguale al valore attuale delle rate. Se si procedesse all’attualizzazione delle rate nel regime finanziario della capitalizzazione semplice, la rata (a parità delle altre condizioni) risulterebbe inferiore.

All’aumentare del frazionamento del rimborso, il costo del prestito cresce progressivamente e “l’ammortamento alla francese” genera un divario tra il tasso nominale pattuito in sede di stipula contrattuale ed il tasso effettivo che, oltre a non corrispondere a quanto dichiarato in atti potrebbe, in taluni casi, anche risultare superiore al tasso soglia usura (L.108/96).

Al seminario ASSOCTU del 20 settembre u.s., il prof. Antonio Annibali - ordinario di matematica finanziaria presso la Facoltà di Economia dell’Università La Sapienza di Roma - ha ancora una volta confermato, con il supporto autorevole dei suoi studi, l’esistenza dell’anatocismo nell’ammortamento alla francese.

A questo punto rimane da chiedersi: la matematica è un’opinione? Ci è stato insegnato fin da bambini che “la matematica NON è un’opinione”.

Fiduciosi attendiamo che tale principio venga applicato anche dagli “addetti ai lavori”.

 

Dr.ssa Piera De Magistris